Un giorno come tanti leggo la notizia di una ragazza nigeriana, Kate Omoregbe, che rischia la lapidazione nel caso di un suo ritorno in Nigeria. Vedo che esiste una raccolta firme per la richiesta di asilo politico, indirizzata al Presidente Napolitano e istintivamente la firmo.
Mentre lo faccio visualizzo la scena nella mia mente, una distesa di terra battuta con poche baracche di lamiera, una donna innocente rannicchiata al centro di un gruppo di uomini che lanciano sassate fino a toglierle la vita; penso che sia inaccettabile, che la pena di morte sia assurda ovunque e in qualsiasi forma, in modo particolare questa, la lapidazione, una pratica disumana e agghiacciante.
Dopo un paio di giorni cominciano a fioccare le iniziative, gli articoli, le dichiarazioni, fino al tanto sospirato lieto fine, con Kate immortalata mentre abbraccia il suo salvatore Franco Corbelli e con il Ministro degli affari esteri Frattini che conclude:
«L'Italia è da sempre in prima fila nella battaglia per la moratoria sulla pena di morte nel mondo e in quella per il rispetto dei diritti delle donne: questa battaglia, oggi, passa anche per la vicenda di Kate». La richiesta di asilo politico «Deve essere accolta senza indugi».Penso che dovremmo essere tutti contenti e soddisfatti, per una volta.
Ma è sufficiente rileggere con un po' di attenzione gli articoli di giornale per vedere che c'è qualcosa che non va: la notizia viene data in modo contraddittorio, le date sono tutte diverse, gli anni di carcere cambiano continuamente, la sua religione non è chiara, non si capisce chi la sta condannando, se un tribunale o una persona o una famiglia.
Cerco di trovare chiarimenti sul web e scopro che sono molteplici i giornalisti web o i blogger che sostengono la tesi della buffonata o almeno della poca chiarezza, adducendo spesso dati e particolari che denotano una proponda conoscenza dell'Africa e della situazione in Nigeria, della sua storia e delle leggi vigenti. Anche il portavoce del presidente nigeriano smentisce quindi completamente la storia di Kate.
La storia di Kate appare quindi fondamentalmente falsa, cioè inventata o adattata alla sua situazione in modo da poter chiedere ed ottenere l'asilo politico in Italia.
Per avere una conferma scrivo una mail al Consolato italiano in Nigeria, chiedo chiarimenti e mi viene data una risposta molto breve, ma efficace:
"1) In Nigeria non esiste come pena di morte la lapidazione;
2) La tizia non e’ mussulmana;
3) Come tutte le prostitute che vengono rimpatriate venive presa all’aeroporto e messa in carcere."
Certamente la verità non è semplice da stabilire, vista anche la mia totale ignoranza in materia di Africa e Nigeria e la difficoltà ad avere informazioni precise.
Ma mi vengono in mente due riflessioni basilari che a mio avviso emergono dalla vicenda:
- Com'è possibile che il Ministro degli esteri italiano creda immediatamente alla storia raccontata da una ragazza nigeriana che sta scontando una pena per detenzione di stupefacenti e non creda al portavoce del presidente nigeriano? Crede sempre a tutti gli immigrati in carcere o solo ad alcuni? Ma non é stata la legge Bossi-Fini a inventare l'espulsione degli immigrati dal territorio italiano se colpevoli dell'incredibile "reato di clandestinità" e a prevedere addirittura il divieto di ingresso per chi è condannato per traffico di stupefacenti? In questo caso, perchè non vale la legge? Quanti immigrati avrebbero lo stesso diritto di asilo avendo gli stessi requisiti ma non se lo vedono riconoscere? Cosa rende questa ragazza speciale di fronte alla legge, forse la sua "visibilità mediatica"?
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